Lo studio di Gino Cosentino è un antro magico: un luogo ideale per dimenticare il mondo e ricordare la vita. Lì il rapporto dell'uomo con l'arte si realizza spontaneamente, senza forzature, a qualsiasi livello di competenza. Colti e incolti, rozzi e raffinati, vi incontrano una atmosfera che muove comunque le emozioni. Per lo studio di Cosentino sono passati molti giovani e meno giovani, alla ricerca di conferme per una confusa o matura vocazione, e vi hanno trovato sempre una risposta. Non saprei decidere se Gino è stato un maestro, un mentore o un maieuta: lui insegnò, guidò e aiutò a sbocciare con la stessa disponibile disinvoltura.
Lo studio si trova in via Watt, 5 a Milano, in uno dei capannoni industriali, sorti alle spalle del Naviglio Grande nel dopoguerra.
Cosentino vi incominciò a lavorare nei primi anni 70.
Passati attraverso il piccolo portone d'ingresso ed il vestibolo, l'interno appare così inaspettato da richiamare alla mente certe architetture di Utzon in cui il rigore severo dell'esterno racchiude sovente una morbida e inattesa molteplicità di forme.
La semplice tipologia del capannone tradizionale è trasfigurata dalla crescita "spontanea" delle opere che, a poco a poco, negli anni, ha invaso e ricoperto il locale, ridisegnando il luogo dell'arte.
Eppure niente è lasciato al caso. Cosentino ha sapientemente organizzato lo spazio in base alla necessità del suo lavoro.
Tutto si articola lungo un'asse che attraversa idealmente lo studio, per collegare i due poli principali della sua arte: scultura e pittura.
Da una parte lo spazio della pittura è definito dal grande tavolo di legno bianco con l'immancabile vaso di fiori al centro.
Dall'altro, lo spazio della scultura viene rivelato dai forti basamenti di ferro e dal grande compressore.
Il luogo, tramite un grande portone di servizio è in diretta comunicazione con l'esterno. Una piccola tettoia copre lo spazio aperto della scultura, qui Cosentino sbozzava e lavorava le pietre più grandi.
Lungo questo percorso tra pittura e scultura si snodano gli altri avvenimenti dell'arte di Cosentino: sono i luoghi delle terracotte, dei gessi, dei vetri e dell'arte preziosa o oroficeria.
In ogni diverso spazio vengono individuati fisicamente, con un tavolo, una lampada o un semplice attrezzo, i vari momenti dell'atto creativo; dalla preparazione al suo compiersi, fino alla sua contemplazione.
Ogni cosa è progettata, disegnata dall'artista come estensione della sua arte: i tavoli in legno per le grandi sculture, sapiente equilibrio di pieni e vuoti, le basi su cui le opere ruotano per offrire facce diverse alla luce ed ancora le lampade dalle varie forme e dimensioni.
La mancanza quasi totale nell'ambiente di luce naturale e diffusa è la seconda grande sorpresa dello studi di Cosentino.
Come nella tradizione delle silenti chiese nordiche, l'illuminazione del vasto spazio è lasciata a tante piccole luci puntuali. Lampade dal disegno semplice e funzionale, uscite dalle mani di Cosentino, illuminano e colpiscono le opere secondo i desideri del maestro e seguono il suo atto creativo.
Luce ed ombre invadono e percorrono lo studio, le opere ora svaniscono appiattite sui muri bui ora, illuminate, prendono possesso dell'architettura del luogo che sagomano e modificano come una più grande scultura.
Esiste un unico posto nello studio, nascosto agli occhi del visitatore, da cui è possibile cogliere in un'unica immagine lo spazio. È il pensatoio di Cosentino, costruito dall'artista alto sulle opere.

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